DIPARTIMENTO

COUNSELING

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"In una dinamica relazionale o si cambia in due o non cambia nessuno!"

Valerio Sgalambro

CHI É IL COUNSELOR BIOQUANTICO® 

Il Counselor BioQuantico è una nuova figura professionale che nasce all’interno del paradigma quantistico in cui tutto è considerato energia allo stato vibrazionale. L’essere umano stesso non è solo materia, ma un sistema di onde vibratorie aperte in continua trasformazione e interconnesse in maniera coerente con le forze del campo universale. All’interno di questa visione, qualsiasi instabilità della singola persona è correlata con una rete di situazioni/relazioni in modo imprescindibile. Il professionista si avvarrà quindi di strumenti mutuati sia dalla fisica dei quanti, sia della concezione epigenetica dell’essere antropico al fine di generare quel cambiamento a volte scombussolate che impone nuovi equilibri, assestamenti altri e organizzazioni di vita non ancora pensati. Il vero cambiamento, quindi non appartiene all’io cosciente, esso non può cambiare se stesso con la sua stessa volontà; soggetto e oggetto, cangiante e cambiato non si posso sovrapporre all’interno della coscienza gravitazionale. È necessaria una forza esterna che ci spinge in uno spazio sconosciuto, tale forza spesso è definita un effetto indesiderato, facciamo di tutto per neutralizzarla, tuttavia attualmente è la sola che ci consente di traghettarci su nuove realtà possibili in maniera improvvisa e simultanea. Nella fisica dei quanti, questo passaggio estemporaneo è definito salto quantico e, nel sistema umano/relazionale, si configura come la differenza tra quello che siamo e quello che potremmo essere. La mancanza di libertà o l’impossibilità di compiere tale sprint ci conduce sempre alla perdita del nostro equilibrio poiché le frequenze di campo sono deviate in maniera non coerente al punto tale da generare delle inferenze discordanti nella coscienza stessa. Questi buchi di consapevolezza generano delle cadute energetiche che si sperimentano come realtà percepita. La persona non è solo il frutto del proprio passato, ma aspira al campo del possibile come futuro desiderabile. Il Counselor BioQuantico aiuta il suo interlocutore a vedere realtà altre disancorando la persona dal peso del suo passato per trovare una direzione sostenibile, auspicabile e coerente con il campo energetico universale. Uno degli assiomi più importanti della fisica quantistica sostiene che il modo di osservare l’universo lo modifica, per tanto, non esiste un mondo già creato e definito a priori, ma ognuno di noi è creatore dalla propria realtà sia in questa sia in altre dimensioni parallele. Il Counselor BioQuantico non potendo quindi essere fuori dal sistema uomo, in quanto osservatore del cambiamento che avviene attraverso il suo interlocutore, è pienamente responsabile del campo stesso che sta prendendo forma. La sua qualità di stare all’interno della dinamica relazionale lo contraddistingue dagli altri professionisti che operano nella relazione d’aiuto seguendo le logiche del vecchio paradigma riduzionistico della scienza meccanica e quanto meccanica. L’azione del Counselor BioQuantico è orientata al superamento delle barriere cognitive ed epistemologiche della scienza positivistica. Il suo fondamento ermeneutico è basato sul fenomeno dell'Entanglement Quantistico quale elemento di innovazione concettuale che mette in discussione la corrispondenza tra causa ed effetto e il “principio di esclusione” fino a giungere alla comprensione di una mente non locale e geopolarizzata. In questa prospettiva è veramente fondamentale essere interamente consapevoli che le proprie intensioni immettono nel campo unificato delle energie che non posso non interagire con i propositi del proprio cliente. La capacita dello specialista quantico/relazionale di so-stare (fremersi) saper stare in quello spazio silente del cambiamento in cui tutto può compiersi, fanno di lui la scommessa di ricongiunzione uomo/mondo che sempre più sta imperversando nell’era della comunicazione dialogica.

L'AZIONE DEL COUNSELOR BIOQUANTICO®

La parte esplicativa di un processo educativo o di crescita inteso come possibilità arbitraria di auto-definirsi raggiunge la sua quintessenza nell’azione del Counselor. L’azione del Counselor BioQuantico ci denuda da ogni pretesa d’immobilità, permanenza o posatezza e ci spinge nelle trame del mistero per fare esperienza di quanto non è possibile concepire ancora a parole. È la qualità dell’esperienza che modifica in modo irreversibile la nostra coscienza generando un cambiamento in progress, inarrestabile: la coscienza entra dentro di noi e ci pervade, trasformandoci.

L’azione del Counselor BioQuantico, allora, è attraversamento, spalancamento sul mistero presso cui si può accedere solo con la capitolazione dell’Io, roccaforte della razionalità, la quale si arrende al passaggio del processo stesso: è una sorta di rottura di sé perché l'altro ci attraversi, perché spezzi e alteri la nostra identità, squilibrandola nelle sue difese. Il Counselor BioQuantico nel suo essere clessidra aperta tra cielo e terra, ci incrina, ci espelle (ex-pelle, ci fa cambiare pelle), perché il vero Counselor BioQuantico non protegge, ma espone affinché accada la vita, consentendoci di andare oltre per essere altro.

In tal modo, l’azione del Counselor BioQuantico è entrare in contatto con la nostra parte più essenziale, quella più vera, quella più saggia, da cui troppo spesso prendiamo congedo. L’altro ci completa non tanto riempiendoci un vuoto, quanto tirando fuori il nostro vero essere e facendoci partorire, come una socratica balia, la nostra vera natura. Ecco allora il sogno di ogni essere umano: trasformarsi, evolvere, diventare altro da sé per varcare una soglia che ha il dolce e trepidante sapore del non-ritorno all'autenticità dell'esistenza.

LA MAGIA DELLA TRASFORMAZIONE

Ogni volta che ci s’incontra con la nostra vera natura, dopo tanto peregrinare, spinti da un anelito mai pago, avviene una sorta di miracolo cosmico: un'esplosione di “magica energia” così rara da costituire qualcosa di sacro: uno squadernarsi del libro universale che conduce le due parti ricongiunte del soggetto alle più alte vette metafisiche, si tratta, appunto, dell'esperienza unica dell'estasi, dell'entusiasmòs greco, della magia dell'acqua che si unisce alla potenza del fuoco senza estinguerlo, della danza tra il maschile e il femminile e dell’unione degli opposti.  

Affichè ciò possa accadere è necessario smettere di autolimitarsi eleggendo l’adeguamento a forme preconfezionate e cristallizzate, le quali coincidono o si riflettono nei solchi del passato: si realizza così quel processo di “con-formazione” (azione conforme alle forme riconosciute) che è l’unico accettato dalla morale comune. All’interno di una concezione pedagogica questa visione è molto deresponsabilizzante poiché l’individuo, oltre a rinunciare alla propria autenticità, rinuncia anche al suo fare esperienza nel mondo.

L’essenza dell’approccio BioQuantico nella relazione trasformativa coincide invece con la capacità di desolidificare i confini, di renderli meno rigidi e taglienti, di “con-sentire” (sentire assieme) una partecipazione attiva e “con-partecipata” (partecipare assieme), per apparire nella trasparenza della smagliante nudità spirituale dell’essenza. Trasformare vuol dire reinventare, creare una cosa nuova che finora non c’è mai stata. La comunicazione diventa una “comune-azione” (agire insieme) a tal punto che questo moto comune diventa una “con-mozione” (muoversi insieme).  

Se non c’è contatto con l’altro da sé, non esistono né scambio né reciprocità, quindi non si può produrre alcun cambiamento. Quanto più il contatto sarà esteso a tutte le parti dell’essere, tanto più il cambiamento avverrà in maniera globale, poiché le parti che non si toccano rimangono immutate. La trasformazione avviene grazie alla capacità di integrare il “di-verso” (altro verso) e aprire un valico attraverso cui questo possa accedere e disintegrare la vecchia natura di ognuno.

Il seme entra in “con-tatto” (con sensibilità) con la terra tramite l’acqua, l'elemento liquido solvente privo di forma propria, e segue un percorso osmotico che lo collega agli elementi minerali che gli permettono di portare a compimento il programma di trasformazione che successivamente si chiamerà albero. Se ciò non accade, il seme rimarrà “in-tatto” (senza tatto, contatto e quindi in-mutato) e, come sosteneva Aristotele [1], “in-potenza” (impotente) ma, non “in-atto” (potente e creativo).

 

Il counselor BioQuantico è chiamato ad agire su processi nuovi improntati a un permanente anelito di apprendimento, in cui il processo stesso coincide con la meta. Si passa da un Io conformato e definito, a un Io itinerante che procede a passo di danza, transitando nell'esperienza. Si entra così in uno spazio d’imprevedibilità: una possibilità di abitare dimensioni inesitate e spazi mai restituiti. Quando la prassi è riprodotta nel tempo, diventa “normante”, ossia esperienza morente. La relazione è, viceversa, esperienza viva, ardente e inconsueta.

La legge e le sue norme procedurali cercano di ordinare le esperienze forti e quelle prevaricanti. Il Counselor BioQuantico, invece, si apre al divenire e alla possibilità, procedendo con piede intrepido tra ordine e caos in una struttura sociale che si oppone e sfida il cambiamento attraverso nuovi rituali,  rinnovando il reiterare delle religioni e dei valori morali della massa informe.

Il punto d’inizio di qualsiasi percorso di crescita personale, che coincide con quello di arrivo, consiste nella ricerca di sé. Durante il cammino dell’esistenza si conseguono una moltitudine di esperienze attraverso l'esplorazione del mondo esterno. Le infinite e caleidoscopiche forme che si presentano ai sensi permettono di consolidare quel sentimento d’identità cui ci si riferisce quando si dice “io sono”. La stratificazione di queste consapevolezze attraverso la memoria a lungo termine consente di definirsi come una coscienza separata dal mondo esterno.

L’incognita centrale in questo processo identificatorio, che spesso si forma automaticamente e inconsapevolmente, consiste nel comprendere “chi” gestisce il centro di coscienza su cui si sovrappongono le esperienze e “da chi” è regolato il filtro che fa passare alcune di queste consapevolezze tagliandone fuori altre. Se questo “depuratore percettivo” non esistesse, l’“io” non potrebbe neanche esistere, poiché sarebbe completamente indifferenziato e “con-fuso” (fuso con il tutto).

Il limitato libero arbitrio restituisce l’illusione di poter scegliere e compiere determinate azioni secondo una volontà propria e individuale, ma andando veramente a fondo nello scoprire “chi muove” e “chi sceglie”, nel mondo interiore si apre un insondabile abisso conoscitivo.

IL PROCESSO D'INDAGINE DELLA CENTRALITÀ DELL'ESSERE 

Il Counselor BioQuantico si affaccia in questi territori con cauta curiosità, per testimoniare con la sua “presenza-possibilità” altri luoghi da abitare (così come il primo pesce che uscendo dall’acqua ha dato ad altri la notizia di esistenze possibili in territori inusuali e inesplorati), con la sua accoglienza e con la capacità di arrendersi al reale potere, quello di esserci nell’assoluta presenza dell’adesso e, a fortiori, nella magia dell’essere qui. Questa sua immanenza è talmente potente che riesce a trascendere gli argini della consapevolezza dormiente per spiccare un salto di coscienza e trasalire verso una luce collimata [2], una forza capace di rendere paralleli i livelli di coscienza, senza disperderli, per camminare insieme su dimensioni praticamente infiniti.

Questo professionista non si contrappone, dunque, al vecchio mondo per demolirlo o contrastarlo a ogni costo nonostante ciò procede per uscire dal processo identificatorio automatico per arrivare a capire da dove nascono le scelte, gli stili individuali, le passioni e le attitudini. Ciò è possibile semplicemente chiedendosi: “Dov’è chi muove tutto ciò?”. Il “dove” sottende una topografia orientata alla ricerca, più che di un senso, di un luogo, di un “centro”. A questo punto riesce veramente difficile capire chi si è, poiché per rilevare un centro occorre conoscere la periferia, i limiti e i confini, la cui ricerca coincide con il cammino di crescita. Rimanere accanto a questa domanda genera un’intelligenza più elevata che nel tempo getterà luce sulla coscienza limitata. Rimanere nel continuo stato recettivo del “non so”, senza vivere l’ansia dell’attesa, è come tenere una finestra aperta e saper aspettare che la luce di un giorno nuovo illumini i contorni degli interni. Vivere la quiete di quest’apertura nei confronti dell’ignoto spinge di là dalla comprensione che si è ciò che si sta cercando.

La genuinità della ricerca si esprime nell’individuo che si arrende alla ricerca stessa, priva di attese, poiché ogni attesa non può essere spuria di bisogni e i bisogni sono legati alle forze di separazione/identificazione. L’indagine quindi si compie come ricerca di centralità: la zona imperturbabile attorno alla quale gira avidya, il buio spirituale.

Raggiungere il proprio centro significa realizzare il proprio potere personale, soggiornare permanentemente nella vastità del proprio cuore rimanendo contemporaneamente in connessione con il cuore dell’altro nella centralità degli universi possibili. Poiché non esiste uno spazio separato da un altro, tutto è interconnesso in una fitta rete armonica; la separazione è un’illusione delle menti limitate e condizionate dal tempo, dallo spazio e dalla casualità. Il vuoto stesso, un inganno dei sensi il cui ruolo si riduce alla generazione di una distanza tra osservatore e cosa osservata, è il principio generatore dello spazio: creato lo spazio, nasce l’esigenza di esplorarlo. L’investigazione analitica si fonda proprio su questo principio arbitrario e soggettivo di separazione, non solo dello spazio, ma anche del tempo: scomponendo e proiettandosi fuori dalla perennità nasce il bisogno di un presente che non sarà mai attuale.

Quando si riesce a prendere consapevolezza che “tutto è uno”, accoglienza universale, s’inizia a vivere in continua espansione, in uno stato di gioia senza "senso" e senza "causa": nell’immediatezza del momento. Nel momento in cui l’attenzione si libera dalla servitù delle forme-pensiero, ci permette di essere quello spazio “auto-luminoso” dell’intuizione pura che ingloba gli universi tangibili e intangibili nella vastità del suo cuore. A quel punto siamo completi: non esistono più parti mancanti: l’immensità è nella sacralità dell’adesso.

ATTIVITÀ

  • Consulenze a seduta singola in presenza e online

  • Supervisione professionale individuale e di gruppo per Counselor e Operatori delle Discipline Bio-Naturali e del Benessere

  • Tirocini e stages professionalizzanti

Note

[1] Aristotele (384 a. C.-322) filosofo greco discepolo di Platone. Le sue opere possono essere così riunite: scritti di logica, di fisica, di metafisica, sugli animali, di etica, di politica, di retorica e poetica. Alla logica Aristotele affida il compito di formulare le propoizioni e le deduzioni. La fisica, poi, ha come oggetto gli esseri soggetti alle varie forme di mutamento, la cui spiegazione ultima è data, tuttavia, da un motore immobile, forma pura totalmente in atto, esterno all’inieme della natura. In campo etico e politico, ancora, egli sostiene la dottrina della virtù come giusto mezzo e propone un modello che contemperi aristocrazia e democrazia.

[2] La luce collimata è definita come la luce i cui raggi sono paralleli e che ha un fronte d'onda planare. Il termine deriva da "co-lineare" ed implica che la luce non si disperde anche da distanze teoricamente infinite. La luce può essere collimata con vari procedimenti, ad esempio proiettando un fascio di luce su uno specchio parabolico concavo con la sorgente posta nel fuoco. Si ritiene che la luce collimata possa essere messa a fuoco all'infinito.

 

 

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